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Calciatori

PALERMO E (E’) IL BOCA

“… E’ la cosa più vicina all’inferno”

Romario

“Non ho mai sentito un terremoto del genere”

Pelè

“Non si può giocarci, è come una pentola a pressione”

Marquinhos

Queste stelle brasiliane stanno parlando tutti della stessa cosa, ma che cosa? Cos’è che mette cosi paura? Lo scopriremo, partiamo dall’inizio.

LE ORIGINI DEL MITO

È il 1905, 5 ragazzi di origine genovese si riuniscono e vogliono fondare una squadra di calcio, questo sport è una religione da quelle parti. 

Sul nome della squadra sono tutti d’accordo, ci sono dei dubbi sui colori sociali, inizialmente si opta per delle strisce sottili nere e bianche, poi il nero viene sostituito dal blu, ma anche qui non ci siamo perché l’Almagro ha gli stessi colori sociali. 

E adesso che si fa?

“Andiamo al porto, prendiamo i colori della bandiera della prima nave che arriva, sceglierà la sorte”.

La prima imbarcazione che arriva al molo è la “Drottling Sophia” che batte bandiera svedese e qui la discussione cessa: i colori della squadra saranno il blu e il giallo. 

Avete capito di che squadra stiamo parlando? Non ancora? 

Allora vi dico che il nome della squadra è lo stesso del quartiere di Buenos Aires dove abitano i 5 ragazzi, “Boca”, e ci aggiungiamo una nota britannica che andava tanto di moda all’epoca: “Juniors” che rappresenta i giovani.

“Giovani di Boca” o più semplicemente “Boca Juniors”.

L’INFERNO

Ora che abbiamo chiarito di che squadra stiamo parlando, possiamo capire cosa mette tanto paura alle stelle brasiliane sopracitate: la Bombonera.

Lo stadio “Alberto Josè Armando” viene soprannominato “Bombonera” dall’architetto che l’ha costruito, Viktor Sulcic, perché la forma tonda a tre quarti gli ricordava tanto una scatola di “bombon”, cioccolatini tradotto in italiano.

IL PROTAGONISTA

Ora che abbiamo schiarito le idee passiamo al protagonista di oggi: Martìn Palermo.

“El Titàn”, discendente da una famiglia di immigrati siciliani, è stato in grado, nell’arco della sua carriera, di domare il tempio del calcio argentino diventandone un beniamino a suon di gol, tanti da diventare il giocatore più prolifico dei Xeneizes (“genovesi” in argentino).

Palermo nasce come portiere da ragazzino, un giorno per necessità (e per fortuna direte alla fine del racconto) diventa attaccante e inizia a segnare, per la precisione 54 gol in quel campionato.

Muove i primi passi da calciatore nella sua città natale, La Plata, tra le fila dell’Estudiantes dove esordisce in Primera Division e in 6 stagioni, tra giovanili e prima squadra, mette a segno 36 reti in 93 presenze.

IL BOCA JUNIORS, INZIO DI UN AMORE

Non tantissime ma bastano per approdare al Boca Juniors nel 1997, passaggio fortemente voluto da un certo Diego Armando Maradona che ai tempi giocava le ultime partite della carriera proprio per gli Xeneizes.

Qui si consacra tra Primera, Copa Libertadores e Nazionale sempre a suon di gol: nel ’98 il Boca vince il torneo di Apertura e Palermo segna 20 reti in 19 partite; nel ’99 contribuì alla vittoria del torneo Clausura.

Nel mese di novembre è protagonista di uno sfortunato episodio perché segna al minuto 24, ma al ’28 è costretto a uscire a causa della rottura dei legamenti crociati del ginocchio.

Questo crack gli costerà il passaggio alla Lazio. 

Palermo alla Lazio? Si, dopo l’interessamento del Chelsea, la Lazio di Cragnotti aveva già trovato l’accordo con il Boca, che lo aveva praticamente reso ufficiale, ma questo incidente bloccò tutto e non se ne fece nulla. 

Ai fini della storia diciamo “meno male!”

IL RITORNO IN CAMPO

Nonostante questo infortunio che lo costringe a stare lontano dal campo per 6 mesi, El Titàn non si dà per vinto e torna in campo in una partita a dir poco infuocata: ritorno dei quarti di finale di Coppa Libertadores contro gli acerrimi rivali del River Plate vincitori all’andata per 2-1.

La Bombonera è incandescente, nel River ci sono Bonano, Pablo Aimar (che vedremo nel Valencia di Cuper), Placente (compagno di Ballack nella disfatta del B.Leverkusen nel 2002), Mario Yepes e le eterne promesse non mantenute Andrès D’Alessandro e Saviola.

Nel Boca giocano i fratelli Barros Schelotto, un giovanissimo Walter Samuel ma soprattutto “El Mudo” Riquelme.

Qui Martin Palermo che esulta con il numero 10 del Boca: Riquelme

La partita è sul 2-0 per i Xeneizes (sullo 0-0 il famosissimo tunnel di tacco di Riquelme ai danni di Yepes), rientra in campo Palermo al minuto 77 dopo 6 mesi di stop e sigilla il match sul 3-0: idolo della folla!

Quella Copa Libertadores verrà poi vinta dal Boca in finale contro i brasiliani del Palmeiras, questo significa che si giocherà anche la Coppa Intercontinentale contro i “Galacticos” del Real Madrid. 

Come finisce? 2-1 per il Boca. 

Chi segna? Palermo, ne fa 2.

PICCOLA PARENTESI EUROPEA E RITORNO AL BOCA

Al termine della stagione, visti i grandi risultati, esaudisce il desiderio di giocare in Europa, dopo che con la Lazio è andata male, e vola in Spagna al Villareal dove purtroppo non riesce a continuare il percorso fatto in Argentina e infatti sia il rendimento che i gol scarseggiano. 

In Spagna passa 3 anni, colleziona poche reti e un altro infortunio grave, questa volta durante un’esultanza.

Un muretto di sostegno ai cartelloni pubblicitari crolla sulla gamba di Martìn Palermo, procurandogli una frattura di tibia e perone e altri 5 mesi di stop. 

Gioca prima nel Betis Siviglia poi all’Alavès nel 2003 ma anche qui delude le aspettative e fa ritorno nel suo Boca Juniors a fine stagione.

Dal suo ritorno, gli Xeneizes vinceranno due Tornei di Apertura e uno di Clausura, un’altra Copa Libertadores prima del 2008, anno in cui a 35 anni, il ginocchio faccia crack un’altra volta, anche stavolta i legamenti crociati non reggono e El Titàn deve stare fuori altri 6 mesi. 

Tutti lo danno per finito ma la sua grinta e la sua passione per il Boca lo fanno tornare in campo a continuare a fare quello che sa fare meglio, gol. 

L’ALBICELESTE

Peccato che il suo rapporto con la Nazionale non sia stato lo stesso che col suo club perché la sua apparizione con la Selecciòn risale al 1999.

Prima qualche amichevole poi la Copa America da titolare.

Terminata questa competizione, Palermo tornerà in nazionale 10 anni più tardi quando sulla panchina dell’Albiceleste siede proprio quel Maradona che lo volle fortemente al Boca nel ’97.

Con “El Pibe” disputa sia le Qualificazioni che i Mondiali 2010 in Sudafrica.

Purtroppo la maggior parte delle volte ci si ricorda di Martin Palermo come di quello che è entrato nel Guinness dei primati per aver sbagliato il maggior numero di rigori in una partita (ben 3), ma non ci si ricorda di che giocatore fosse.

Palermo nella sera dei tre rigori falliti

UN’ICONA DEL CALCIO ARGENTINO

El Titàn è stato uno che non aveva i mezzi tecnici di Messi né la classe di Riquelme, ma col duro lavoro e una passione incredibile è stato in grado di essere amato dai sostenitori della Bombonera prima e da tutta la sua nazione poi.

Ha fatto gol in tutti i modi, per esempio di testa da 36 metri contro il Velez; con una cannella da 60 metri contro l’Independiente, con tutti e due i piedi contemporaneamente (in realtà scivolando durante la battuta di un calcio di rigore, non che fosse voluto) o aggrappandosi alla traversa come contro il River Plate. 

Con i suoi 236 gol diventerà il miglior realizzatore della storia del Boca e si ritira nel giugno 2011 dopo aver giocato l’ultima partita contro il Banfield.

Al termine di questa partita, la tifoseria del Boca gli renderà omaggio tra le lacrime dei presenti regalandogli una porta del campo della Bombonera perché un giocatore come Martin Palermo, al Boca Juniors, non è mai passato.

E se non potrà più segnare lui, non potrà farlo più nessun altro in quella stessa porta.

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