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Allenatori

CARLETTO IL “ROMANACCIO”

“Posso solo dirgli grazie. Mi ha dato, credendo ancora in me, la possibilità di vivere quattro anni in più di calcio, anni belli, pieni di significato.

È una persona schietta, sincera, in un mondo in cui spesso vanno avanti i ruffiani, i leccaculo, gli opportunisti.”

Questa è una frase pronunciata da signor Roberto Baggio nei confronti di Carlo Mazzone, suo allenatore negli ultimi anni di carriera al Brescia.

A nostro avviso, questa frase racchiude quello che è stato come allenatore e come persona.

Allenatore di provincia poco (quasi per niente) incline al gioco offensivo, bensì molto attento alla copertura difensiva, diretto, concreto, con una personalità ruvida e romanticamente romanaccio.

Il Mazzone giocatore non ha fatto molta strada (conta solamente 2 presenze nella massima serie), ma come allenatore ha scritto pagine meravigliose del nostro campionato lasciando bellissimi ricordi in tutte le persone che hanno avuto a che fare con lui e a noi amanti del calcio, nonostante i pochissimi trofei raccolti.

UNO DEI PRIMI ALLENATORE-GIOCATORE

Inizia la gavetta, in maniera abbastanza casuale, nella stagione ’68-‘69 sulla panchina dell’Ascoli (in serie C).

Perché “in maniera abbastanza casuale?” direte, beh perché in quel campionato coincidono la sua ultima apparizione da giocatore e la prima da allenatore.

Dopo un brutto infortunio nel derby contro la Sambenedettese che praticamente lo spinge al ritiro, nel novembre 1968 il presidente dell’Ascoli esonera Evaristo Malavasi e affida a ‘Carletto’ la panchina in attesa di trovare il sostituto, Guido Capello.

Anche la stagione successiva subentra ad un altro allenatore e da quel momento rimane saldo alla guida dell’Ascoli fino al 1975.

Sarà lui l’artefice della doppia promozione dalla Serie C alla Serie A.

FIRENZE E ANTOGNONI

Arrivato nella massima serie gli viene affidata la panchina della Fiorentina dove, oltre a vincere la Coppa di Lega Anglo-Italiana, consegna ad un giovane Giancarlo Antognoni la fascia da capitano facendolo esplodere definitivamente nel panorama calcistico italiano.

Curioso è stato il siparietto tra Mazzone e Ennio Pellegrini (ex capitano viola) che racconta:

Una volta mi chiamò da una parte e mi chiese chi venisse a vedermi alle partite ‘’Mio zio’’ risposi e lui disse ‘’Allora il capitano lo fa Antognoni, vengono 50.000 persone a vederlo’’.

Mazzone alla Fiorentina con Antognoni

Terminata l’esperienza a Firenze trascorre un biennio al Catanzaro neoprommosso in Serie A prima di fare ritorno nella sua seconda casa, l’Ascoli.

RITORNO AD ASCOLI E FINALMENTE CASA

Dopo 4 stagioni (il periodo più lungo della sua carriera su una panchina) chiuse a metà classifica, viene esonerato.

Dal 1985 al 1993 compie un percorso che lo porta tra Serie A e Serie B sulle panchine di Bologna, Lecce, Pescara e Cagliari.

Ma si sa, tutte le strade portano a Roma e lui, nel 1993, fa ritorno a casa. La squadra della capitale arriva da un decimo posto e non riesce ad imporsi tra le grandi.

Con Sor Carletto arriveranno un settimo e due quinti posti, ma al di la dei piazzamenti, quel che conta è il legame fortissimo con l’ambiente, “Bentornato a casa” gli scrissero gli ultras della Curva Sud.

La cosa più importante ancora, e i tifosi se ne renderanno conto anni dopo, è la consacrazione di Francesco Totti in maglia giallorossa. 

“L’arrivo di Carlo Mazzone è una delle grandi fortune della mia vita”

Francesco Totti
Mazzone che da avversario soccorre per primo Francesco Totti

Al termine della stagione 1995/96 saluta la capitale e ritorna a Cagliari da dove era venuto, poi un mese al Napoli nel ’97, una stagione al Bologna nel 98/99 dove per un soffio non allena il Divin Codino accasatosi proprio quell’estate all’Inter, ma i destini dei due avranno modo di ritrovarsi e ne parleremo tra poco.

Nel campionato 99/00 guida il Perugia del patron Gaucci, ottiene un onesto decimo posto ma quel che resta nella mente di noi amanti del calcio è cosa succede l’ultima giornata di quel campionato, quando una vittoria insperata dei perugini condanna la Juventus al secondo posto e consegna lo scudetto alla Lazio. 

LA SVOLTA NEL BRESCIA CON BAGGIO…

Arriviamo all’estate del 2000 quando il presidente del Brescia, Corioni, chiede a Sor Carletto di guidare la sua squadra.

Mazzone accetta e nel settembre dello stesso anno contatta Roberto Baggio rimasto svincolato, ce la racconta così:

Leggo sul giornale che Baggio è vicino alla Reggina, parlo col ragazzo e gli dico:

“Senti una cosa, ma non vuoi più fare il giocatore te? Verresti a giocare a Brescia? Se mi dai la disponibilità parlo col presidente e ti richiamo subito”

Parlai con Corioni che diede il consenso, ci incontrammo e firmò il contratto.

Baggio è stata la fortuna del Brescia, di Corioni, mia e di tutta la squadra”.

Tra Mazzone e Baggio nasce subito un legame fortissimo, tanto che nel contratto del giocatore viene inserita la clausola per la quale, se il presidente avesse esonerato l’allenatore, lui si sarebbe svincolato.

Cose dell’altro mondo!

…MA NON SOLO

In questa stagione Mazzone, da buon visionario, nota in un ragazzino delle determinate caratteristiche che non si addicono al ruolo che interpreta e gli cambia ruolo passando da trequartista a regista basso, questo giovane si chiama Andrea Pirlo e da qui sappiamo tutti com’è andata avanti la sua carriera. 

Carletto Mazzone resta sulla panchina del Brescia per tre stagioni conquistando altrettante promozioni, sfiorando addirittura una qualificazione alle competizioni europee per poco (sconfitta in finale di Intertoto contro il PSG).

Oltre a Pirlo, in questi anni ci sono in rosa anche Luca Toni, altro futuro campione del mondo, ma soprattutto Pep Guardiola, arrivato a Brescia a fine carriera esaudendo il suo sogno di giocare con Roberto Baggio.

Anche con Guardiola, Mazzone crea un legame forte tanto che il giocatore spagnolo, adesso allenatore di fama mondiale, non ha mai nascosto di provare grande ammirazione e orgoglio per essere stato un suo allievo.

Infatti quando nel 2009 Pep arriva in finale di Champions League, invita il suo vecchio mister ad assistere alla partita, anche in questo caso il siparietto è molto simpatico:

<<Squilla il telefono e risponde mio nipote

“Nonno c’è Guardiola al telefono!”

Siccome i miei amici mi fanno un po’ di scherzi prendo la cornetta.

“Chi parla?” “Mister sono Pep!” “Sì e io so’ Garibaldi!”.

Era davvero Guardiola che mi stava invitando a vedere la finale di Champions a Roma.

“Ao, ma ti stai giocando la finale di coppa e pensi a me?” “Sì mister, penso a te e ti voglio in tribuna!”>>

LO STORICO BRESCIA-ATALANTA 3-3

Nella parentesi bresciana è passata alla storia anche la corsa sotto la curva dell’Atalanta durante il derby del 30 settembre 2001.

In svantaggio per 1-3 a fine primo tempo e tartassato dai tifosi avversari con cori beceri contro le sue origini e la sua famiglia, mentre era a colloquio, nel corso del secondo tempo, con il quarto uomo, Baggio firma il 2-3.

“Se famo il terzo vengo sotto al curva”.

Al minuto ‘92 Baggio, sempre lui, sigla il 3-3 e qui si scatena l’animo sanguigno del mister che parte di corsa dalla sua panchina per andare a muso duro con i tifosi bergamaschi.

Verrà espulso dall’arbitro Collina ma quella corsa rimarrà impressa nella mente degli amanti del calcio non per lo spettacolo, ma per affrontare l’ostacolo che si era messo di mezzo.

Le esperienze con Bologna e Livorno andranno a chiudere una carriera lunga quasi 40 anni che gli regaleranno il record di panchine in serie A, 792, 5 in più di Nereo Rocco secondo in classifica, e oltre un migliaio in tutte le competizioni.

Questa è la storia di un allenatore orgogliosamente “romanaccio” dal carattere diretto, burbero che ha vissuto il calcio non come un lavoro ma con passione e dedizione, capace di instaurare rapporti forti che andavano al di la del campo con tutte le persone che hanno lavorato con lui.

E se uno come Pep Guardiola, dopo aver vinto una Champions League, dice:

“Vorrei fare una dedica per questa vittoria al calcio italiano e al mio maestro Mazzone: sono orgoglioso di averlo avuto come tecnico”

Beh, vuol dire che sei stato più di un allenatore di provincia. Chapeau.

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