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MODULI – EVOLUZIONE DELLO SCHIERAMENTO TATTICO

Negli ultimi anni si sente spesso parlare di allenatori troppi legati ai moduli, Zaccheroni e Gasperini con i loro 3-4-3, Conte e Mazzarri con il 3-5-2, Zeman e il 4-3-3 e così via. Ma come sono cambiati negli anni i vari sistemi di gioco?

QUALCHE ACCENNO STORICO

Facciamo una premessa, tutto dipende dal periodo storico, da come si evolve il calcio nel tempo e da quanto successo fa un’intuizione di qualche allenatore.

In origine nel calcio non esistevano molte regole, anzi, forse le uniche cose certe erano che si giocava in 11 e il portiere era l’unico a poter usare la mani, per il resto era un “liberi tutti”.

Il primo modulo come viene inteso oggi è nato in Inghilterra nella seconda metà dell’ ‘800 e consisteva in un 1-1-8, “assurdo” diremmo oggi.

All’epoca il calcio consisteva in una serie di azioni personali, quindi chi recuperava il pallone correva finché le forze glielo consentivano verso la porta avversaria con i compagni che, come se fosse rugby, facevano da “scudo” al portatore di palla.

Gli scozzesi verso la fine dell’800 portarono la prima variante, un 2-2-6 più disciplinato rispetto agli inglesi ma la cosa curiosa è che il primo incontro tra scozzesi e inglese finì a reti inviolate nonostante gli schieramenti ultra offensivi.

Da qui viene presa coscienza che non basta avere tanti attaccanti per segnare un gol, ma serve un vero e proprio cambiamento nell’organizzazione del gioco.

CAMBRIDGE CAPUT MUNDI

La prima tappa di questa rivoluzione passa dal college di Cambridge dove dopo qualche studio, se così si può chiamare, si passa da un sistema “kick and rush” (calcia e corri) a un sistema di gioco di passaggi.

Nasce così la “Piramide di Cambridge”, così chiamato perché dal portiere si disegna una piramide appunto con 2 difensori, 3 centrocampisti e 5 attaccanti. 2-3-5.

L’Uruguay, con questo modulo, vince la prima edizione del Mondiale nel 1930.

MODULI WM – WW E IL LIBERO

Con la modifica della regola del fuorigioco nel 1925, avere tanti attaccanti era un rischio quindi si è corso ai ripari dando vita contemporaneamente al “sistema” e al “metodo”. 

Questi due tipi di schieramento possono essere riassunti rispettivamente in WM (2-3-3-2) e WW (2-3-2-3).

Questi due sistemi, nati dall’allenatore dell’Arsenal, Chapman, e da Vittorio Pozzo, sono stati i moduli maggiormente diffusi negli anni ‘20 e ‘30 e sono stati adottati dalle più grandi realtà del tempo come il Grande Torino e l’Italia campione del mondo nel ‘34 e nel ‘38.

All’inizio degli anni ‘30 l’allenatore del Servette (in Svizzera), Karl Rappan, da vita al ruolo del libero, un centrocampista che nell’eventualità si abbassa fin dietro la linea dei difensori per dare copertura formando una sorta di 1-3-3-3 (4-3-3 ai giorni nostri). 

Questo sistema di gioco viene chiamato “Verrou” o più comunemente “catenaccio” ma viene adottato in Italia solo alla fine degli anni ‘40 da Gipo Viani con la sua Salernitana. 

IL NOSTRO CARO CATENACCIO

Non lo abbiamo inventato noi italiani eppure il nostro calcio è etichettato come “catenacciaro”, perché?

La risposta potrebbe essere nelle vittorie in campo internazionale ottenute grazie a due massimi esponenti di questo sistema: Nereo Rocco e Helenio Herrera.

Questi due allenatori, negli anni ‘60 e ‘70, hanno basato il loro gioco su difese ferree, fisicità e ripartenze veloci ed efficaci mettendo in bacheca (in totale) 8 trofei nazionali e 10 trofei internazionali.

Questo modulo tuttavia non è morto quando Rocco ed Herrera hanno lasciato la città di Milano, infatti sotto certi aspetti, ovviamente col passare del tempo è cambiata anche la tipologia di calciatore-tipo, anche l’Italia di Lippi e l’Atletico Madrid di Simeone adottano un’impostazione simile.

IL 4-2-FANTASIA

Un’altra rivoluzione avviene alla fine degli anni ‘50 dal Sudamerica, il Brasile infatti, che per tradizione è una squadra molto tecnica e offensiva, sorprende il mondo intero con il suo metodo rivoluzionario.

Ci sono 4 difensori in linea, i due laterali collaborano all’azione d’attacco (ecco che nasce il terzino fluidificante) aggiungendosi ai 4 attaccanti.

La disposizione è 4-2-4, i due mediani sono diversi per caratteristiche perché mentre uno “fa legna”, l’altro è il regista e le ali giocano quasi in linea coi 2 centravanti.

Questo modulo verrà adottato per un buon ventennio è farà da capostipite al sempre attuale 4-4-2 (dove le ali si abbassano sulla linea dei mediani) e al 4-3-3 (dove una sola ala si abbassa). 

Come dicevamo poco fa, le caratteristiche dei sudamericani sono diverse dalle squadre europee più fisiche e disciplinate, per questo in Europa non è stato possibile attuarlo.

IL CALCIO TOTALE E L’EVOLUZIONE DEL RUOLO DEL PORTIERE

Solo l’Olanda negli anni ‘60 applica un gioco molto simile a questa filosofia grazie a Michels e al suo 4-3-2-1 del “calcio totale”.

Un sistema rivoluzionario che ancora oggi sotto certi aspetti viene utilizzato, soprattutto per quanto riguarda il portiere perché dagli inizi del calcio fino all’avvento del “calcio totale”.

L’estremo difensore ha sempre e solo difeso la porta e niente più, da quel momento è diventato un ruolo chiave perché gioca attivamente coi piedi sostituendo il libero, questo cambiamento permette di guadagnare un giocatore in un’altra zona del campo. 

Oggi praticamente tutti i portieri svolgono questo compito, chi più e chi meno.

Ma la rivoluzione non riguarda solo il portiere, bensì ci sono dei concetti che vengono migliorati.

Il pressing per esempio è molto intenso e a tutto campo, anche questo molto diffuso al giorno d’oggi, la squadra corta così da favorire un inserimento del centrocampista o il ripiegamento in fase di non possesso.

Il fuorigioco diventa fondamentale con i difensori che conoscono a memoria i meccanismi rendendo questa tattica formidabile.

STORIE RECENTI

Arrigo Sacchi con il suo Milan ne sarà l’esempio lampante.

Anche i giocatori in campo non sono più legati al proprio ruolo ma devono saper sia difendere che attaccare, possono scambiarsi di posizione e le ali si interscambiano così da togliere riferimenti agli avversari.

Il giocatore più iconico di questo cambiamento è Johan Cruijff che quando diventerà allenatore trasmetterà questa filosofia all’Ajax e al Barcellona con cui vincerà una Coppa dei Campioni nel ‘92.

Da allora non sono più state registrate delle vere e proprie rivoluzioni in termini di assetto o di filosofie, ma solo degli aggiustamenti e qualche piccola modifica come per esempio il “Tiki-Taka” di Pep Guardiola o il “Sarrismo” di Maurizio Sarri.

Quel che conta di più è che un sistema vincente, per funzionare, deve sapersi adattare agli interpreti che si hanno a disposizione.

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