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IL MILAN DI SACCHI

Nel febbraio del 1986 Silvio Berlusconi acquista il Milan, l’allenatore è Nils Liedholm e rimarrà tale anche per la stagione 1986/87.

Il presidente Berlusconi dalla stagione 1987/88 ha un obiettivo:

“Diventare la squadra più forte del mondo, giocando il calcio migliore del mondo all’insegna della massima correttezza verso gli avversari”.

Secondo l’ambizioso imprenditore, l’allenatore giusto allena in Serie B, l’ha conosciuto nella stagione precedente, quando il Parma fa visita al Milan in Coppa Italia.

Quell’allenatore è Arrigo Sacchi e Berlusconi lo seguirà tutta la stagione prima di affidargli la panchina del Milan nella stagione 1987/88.

Questo momento sarà la svolta dell’intera storia del club.

Nell’estate 1987 il Milan cede tra gli altri Di Bartolomei e i due inglesi Wilkins e Hateley.

Tra gli arrivi ci sono Mussi, Ancelotti, Colombo, la conferma in prima squadra del giovane Costacurta e gli olandesi Gullit e Van Basten.

NASCE IL MILAN DI SACCHI

Inizia ufficialmente l’era del Milan degli olandesi, il Milan di Sacchi, il Milan di Berlusconi.

La favorita allo scudetto è ovviamente il Napoli di Maradona, nonostante il grande interesse intorno al Milan e al suo allenatore.

Ed è proprio l’allenatore il valore aggiunto di questa squadra.

Sacchi è tutt’ora ricordato come rivoluzionario, partendo dal 4-4-2 ispirato al calcio totale olandese e una grande attenzione alla fase difensiva con fuorigioco a volte esasperato, pressing a tutto campo e difesa a zona.

La prima stagione inizia bene ma il Napoli vince le prime cinque partite e sembra destinato a conquistare il suo secondo scudetto.

Al giro di boa i partenopei sono primi con tre punti di vantaggio sui rossoneri, punti che diventeranno cinque alla 20^ giornata.

Arriviamo alla terzultima giornata: Napoli-Milan con gli azzurri avanti di un solo punto in classifica.

Sarà una partita incredibile, vantaggio rossonero con Virdis, pareggio di Maradona e nuovo vantaggio di Virdis a cui segue il gol Van Basten e il 2-3 finale di Careca.

Il Milan supera il Napoli al photofinish.

Nelle ultime due giornate il Napoli perderà entrambe le gare, al Milan bastano due pareggi per laurearsi campione dopo nove anni.

La squadra di Sacchi è inoltre la miglior difesa con soli 14 gol subìti in 30 giornate, frutto di quel costante lavoro sulla fase difensiva di cui abbiamo parlato in precedenza.

L’ARRIVO DI RIJKAARD E LA CONQUISTA DELL’EUROPA

Nella stagione 1988/89 la rosa di arricchisce del terzo olandese, un calciatore incredibile, Frank Rijkaard.

In campionato i rossoneri non riescono a ripetere la stagione precedente e dopo nove giornate il distacco dall’Inter capolista è già di 7 punti.

Il campionato finirà con un terzo posto, con i rossoneri lontanissimi dall’Inter di Trapattoni.

In Europa la musica è diversa, molto diversa.

Nonostante il pericolo accorso a Belgrado dove solo i rigori hanno regalato l’accesso ai quarti di finale, il cammino è abbastanza tranquillo e in semifinale c’è il Real Madrid.

All’andata il risultato è di 1-1, al ritorno non c’è storia e il Milan s’impone con un pesantissimo 5-0 grazie alle reti di Ancelotti, Rijkaard, Gullit, Van Basten e Donadoni.

Il 24 maggio 1989 il Milan torna ufficialmente sul tetto d’Europa dominando lo Steaua Bucarest e punendolo con un 4-0 dato dalle doppiette di Gullit e Van Basten.

E DEL MONDO

La stagione successiva il Milan di Sacchi si conferma tra le squadre più forti del mondo, ma non di quell’anno, di tutta la storia del calcio.

Arriva un giovane Marco Simone e vengono confermati in prima squadra Massaro, rientrante dal prestito alla Roma, Borgonovo e Stroppa.

Quella del 1989/90 è una stagione strepitosa, tra novembre e dicembre i rossoneri conquistano Supercoppa Europea e Coppa Intercontinentale.

In entrambe le competizioni i gol decisivi sono di un calciatore forse sottovalutato perché più concreto che appariscente, Chicco Evani.

Potrebbe essere una stagione da Milan “pigliatutto”, purtoppo però in una settimana perde la finale di Coppa Italia contro la Juventus e lo scudetto.

Alla penultima giornata infatti il Napoli passeggia a Bologna ed il Milan cade a Verona regalando il campionato alla banda di Maradona.

Già, proprio nella fatal Verona che fu nell’anno 1973, il Milan perde un altro scudetto, confermando quanto la città degli innamorati non sia proprio innamorata dei rossoneri.

In realtà leggende metropolitane parlano anche di vicinanza tra la società partenopea e la classe arbitrale che ha favorito proprio la débâcle in terra veneta.

Per fortuna c’è la Coppa dei Campioni e il 23 maggio 1990, il Milan vince il trofeo per il secondo anno consecutivo, la vittima è il Benfica, l’esecutore Frank Rijkaard.

INIZIANO I PRIMI MALUMORI

Finita questa stagione sembra che le strade di Milan e Sacchi si possano separare, le 54 partite ufficiali hanno stremato il tecnico romagnolo che presenta le sue dimissioni.

Entra quindi in gioco la diplomazia del presidente Berlusconi e dei suoi fedeli scudieri Galliani e Confalonieri che convincono l’allenatore a ripensarci.

Arriva la stagione 1990/91 che vede il Milan vincere Supercoppa Europea contro la Sampdoria e Coppa Intercontinentale: una doppietta di Rijkaard e Stroppa firmano il 3-0 vincente sull’Olimpia Asunción.

Questo non basta però a placare definitivamente la tensione che si respira tra l’allenatore e la squadra.

Questo si nota anche quando Rijkaard, al termine della sconfitta a Parma, dirà che al momento delle sostituzioni i numeri sulla lavagnetta dei cambi sono sempre l’8 o il 9 (lui e Van Basten).

Già il numero 9, quello di Marco Van Basten, leader tecnico indiscusso di quel Milan con cui Arrigo Sacchi si scontrò più volte.

In campionato la guerra con la Sampdoria è avvincente, con l’Inter pronta ad inserirsi.

Ma alla 25^ giornata i blucerchiati conquistano la vetta e nessuno riuscirà a raggiungerli.

I rossoneri finiranno secondi a pari punti con l’Inter ma davanti per la differenza reti.

LA FIGURACCIA DEL VELODROME

La Coppa dei Campioni segnerà uno dei momenti più brutti della storia del Milan berlusconiano.

Nell’anno in cui il Milan vuole vincere il trofeo per il terzo anno di fila è un riflettore dello stadio Velodrome a rovinare tutto.

Siamo ai quarti di finale contro l’Olympique Marsiglia, all’andata il risultato è stato 1-1 ma è al ritorno che si consuma il dramma.

I francesi sono in vantaggio per 1-0 quando si spegne un riflettore dello stadio e Galliani per protesta fa abbandonare il campo alla squadra, convinto dell’impossibilità di continuare la partita per scarsa visibilità.

Risultato: partita persa 3-0 a tavolino, eliminazione e squalifica per un anno dalle coppe europee.

Finisce così il ciclo del Milan di Sacchi, secondo alcuni anche per la scelta di Berlusconi che tra Sacchi e Van Basten, scelse di tenere l’attaccante olandese.

Sacchi andrà ad allenare la nazionale con cui era già d’accordo, Van Basten rimase al Milan e iniziò il Milan di Capello.

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