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IL QUARTETTO DI TULIPANI ROSSONERI

Lo so, avete letto il titolo e la prima reazione è stata “Van Basten, Rijkaard, Gullit e…? Chi è il quarto?”.

Mi spiace deludervi, ma non stiamo parlando di Quei tulipani, ma di altri quattro calciatori che sono arrivati nella Milano rossonera nel biennio 1996/1998.

Quegli anni sono i primi dopo la sentenza Bosman che consente ai calciatori di accasarsi dove preferiscono senza che la società che li acquista debba sborsare un Euro (anzi in quel caso una Lira) dando vita al mercato a parametro zero.

In Olanda c’è una squadra che da qualche anno è tra le più forti d’Europa, si tratta dell’Ajax che a causa di questa sentenza perderà in pochi anni alcuni tra i migliori calciatori in rosa.

Nello stesso periodo a Milano, c’è un dirigente che del parametro zero, col passare degli anni, finirà per abusarne, stiamo parlando di Adriano Galliani.

Le fantastiche storie di quella fortissima squadra olandese e dei colpi a parametri zero firmati Galliani si intrecciano nell’estate del 1996, anno in cui a Milano arrivano i primi due protagonisti della nostra storia: Michael Reiziger ed Edgar Davids.

REIZIGER

Reiziger è un terzino destro, ottima corsa e… basta.

Parte in concorrenza con Christian Panucci, il quale però a gennaio va al Real Madrid, sembra scoccare da un momento all’altro il momento di Michael e invece collezionerà 10 presenze in campionato (di cui una sola vittoria), Sacchi gli preferirà addirittura Coco o Costacurta a destra pur di non farlo giocare.

Il momento peggiore dell’esperienza milanista è il tracollo del 6 aprile 1997 in Milan-Juventus 1-6 in cui Reiziger è titolare e vaga confuso per il campo.

Finita la stagione finirà in coppia con Dugarry al Barcelona, l’unica squadra che si fa avanti per lui, grazie al fatto che sulla panchina blaugrana si siede Louis Van Gaal e in quella società ci resterà (incredibilmente) per sette stagioni.

DAVIDS

Davids invece, arriva a Milano come quello buono dei due, dotato di ottimo atletismo e una grinta fuori dal comune.

Anche Edgar però non riesce ad incidere in rossonero anche a causa di un grave infortunio, infatti nel match Perugia-Milan del 23 febbraio 1997 si scontra col portiere Luca Bucci e rompe tibia e perone.

L’olandese però come già detto, ha una grinta sopra la media, si allena duramente e nella stagione successiva torna arruolabile.

In rossonero Davids colleziona 15 presenze nel 1996/97 e solo 4 nel 1997/98 non lasciando molti spunti interessanti e condite con un’espulsione.

Questo convince la dirigenza milanista ad accettare l’offerta della Juventus che crede fortemente di recuperare l’olandese e così fa le valigie in direzione Torino, in cambio di una cifra tra gli 8 e i 10 miliardi di Lire.

Un altro motivo per il fallimento del calciatore originario del Suriname al Milan, è stato sicuramente il fatto di non aver legato molto nello spogliatoio rossonero, è famosa la frase attribuita al senatore Costacurta che definì Davids “una mela marcia”.

Forse il problema vero fu il contesto in cui arriva l’olandese: lasciò una tra le squadre più forti d’Europa per una che stava attraversando stagioni difficili.

Col senno di poi possiamo dire che quella mela era solo acerba e sarebbe bastata un po’ di pazienza per vederla maturare e gustarla appieno.

La stagione successiva vede altri due orange giocare tra le file rossonere.

BOGARDE

Giocare… viene difficile usare questo termine per Winston Bogarde, nasce come ala sinistra ma data la sua importanza fisica con gli anni diviene un difensore arcigno, “capace” di giocare sia a sinistra che al centro.

Winston, originario di Aruba, viene acquistato con un’aspettativa alta tanto che Sacchi lo definì “un grande giocatore”; in realtà si rivelerà un grande flop, 3 presenze in campionato e una in Coppa Italia.

Spicca la partita contro l’Udinese del 21 settembre 1997, in cui effettua un inspiegabile e lentissimo retropassaggio verso Taibi, l’attaccante friulano Bierhoff non ci crede, prende la palla e realizza il gol della vittoria. 

Dopo soli sei mesi lascia Milano, come per Reiziger c’è Louis Van Gaal a Barcelona che lo richiede e il Milan non ci pensa due volte, cedendolo in cambio di 7 miliardi di Lire (incredibile vero?).

Successivamente dichiarò che a Milano non era riuscito ad ambientarsi perchè una città “fredda e nebbiosa”, comprensibile da uno che arrivava dalla caraibica Amsterdam…

KLUIVERT

Arriviamo così all’ultimo tulipano rossonero del biennio analizzato: Patrick Kluivert, attaccante 21enne che all’Ajax segna (e parecchio) ma che è famoso anche per la sua testa un po’ calda che gli è costata un’accusa di omicidio colposo per un incidente automobilistico per eccesso di velocità.

Kluivert è indiscutibilmente il calciatore tra i quattro più atteso e sul quale la dirigenza maggiormente credeva, tanto che in quegli anni si diceva che l’acquisto degli altri olandesi erano compresi nel pacchetto per Kluivert.

Patrick si rivelerà al tempo stesso quello che ha più deluso dei quattro, ma anche il meno peggio, dipende come si vuole vedere il famoso bicchiere mezzo pieno (o mezzo vuoto).

L’attaccante in rossonero realizza 6 reti in 27 partite in campionato e 3 in 6 partite in Coppa Italia, di certo questi numeri non sono quelli che si aspettavano in via Turati, convinti di aver strappato alle grandi d’Europa un gran giocatore a parametro zero.

Chi invece fa il colpaccio è la Gialappa’s Band che, a causa dei suoi incredibili errori, trova in lui una grande fonte per i loro servizi.

Finita la stagione 1997/98, Kluivert lascia il Milan e dove potrà mai trasferirsi? Beh, al Barcelona! I blaugrana lo acquistano per una cifra che si aggira ai 30 miliardi, raggiungendo gli altri calciatori già incontrati in questa storia: Reiziger e Bogarde.

QUESTIONI DI BILANCIO

Come abbiamo detto il bicchiere può essere visto mezzo vuoto perché l’attaccante è il peggiore dei quattro se consideriamo il rapporto tra aspettative e rendimento, ma una plusvalenza di 30 miliardi per un calciatore che ha decisamente fallito è un toccasana per il bilancio di una società e sicuramente il buon Galliani vede il bicchiere mezzo pieno (forse anche tre quarti).

Purtroppo non sempre però i parametri zero nel corso della storia saranno bicchieri mezzi pieni, anzi arriveranno anche bicchieri… completamenti vuoti.

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