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Calciatori

IL RE LEONE BATISTUTA

“M’innamoro solo se vedo segnar Batistuta, corri alla bandierina, bomber della Fiorentina”.

Questo è uno dei cori che la Fiesole intonava per il Re Leone e chissà quanti bambini dopo un gol al campetto dell’oratorio correvano verso la bandierina imitandone le gesta, magari facendo finta di sparare col mitra proprio come faceva lui.

PRIME ESPERIENZE IN ARGENTINA

Un campione esemplare che però abbiamo rischiato di non vedere. Già, da ragazzino, infatti, Batistuta veniva chiamato ‘il gordo‘ a causa della sua forma fisica non esattamente scultorea.

Inoltre, al calcio preferiva la pallacanestro. Fortunatamente, però, l’amore per la palla a spicchi viene presto accantonato quando alla cornetta di casa chiama il Newell’s Old Boy, i cui osservatori offrono a Gabriel un provino. La squadra di Rosario non se lo lascia scappare e in poche settimane lo ingaggia, consegnandolo nelle mani di Marcelo Bielsa.

Batistuta viene ceduto quasi subito in prestito al Deportivo Italiano Buenos Aires con il quale prende parte alla 41^ edizione del Torneo di Viareggio. Durante la competizione realizza tre gol in quattro partite, iniziando di fatto a farsi conoscere nel vecchio continente.

Dai rossoneri d’Argentina, si trasferisce al River Plate. L’inizio è buono, ma il feeling con i ‘Millonarios’ si scioglie con l’arrivo di un nuovo allenatore, Passarella. Il rapporto con quest’ultimo non è dei migliori e spesso il ‘Re Leone’ è obbligato a sedersi in panchina.

A fine una stagione, Batistuta chiede la cessione e a farsi avanti sono gli acerrimi rivali del Boca. Non una squadra qualunque, infatti nelle fila degli ‘xeneizes’ c’era quel calciatore di cui Gabriel aveva il poster in camera, quel Diego Armando Maradona che tra non molto sarà suo compagno di squadra in nazionale.

Con il Boca guidato da Oscar Tabarez vince il campionato di Clausura nel 1991 e si toglie più di un sassolino dalla scarpa. Infatti, in Copa Libertadores sconfigge due volte il River, infierendo una doppietta decisiva nella partita di ritorno.

ESTATE 1991: COPA AMERICA E FIORENTINA

L’estate 1991 è quella della svolta. Con la sua Argentina conquista la Copa America da capocannoniere del torneo e alcuni importanti club europei iniziano a mettere gli occhi su di lui. A spuntarla, alla fine, sarà la Fiorentina che a suon di miliardi trascina a Firenze il talento in forze al Boca Juniors.

L’adattamento alla Serie A sembra difficile: soli tre gol nel girone d’andata. Alla prima di ritorno c’è la Juventus e quale migliore occasione per diventare l’idolo dei tifosi viola?

Contro gli acerrimi rivali Batistuta firma una doppietta, regalando il 2-0 finale. Il Re Leone non si ferma più e nelle due partite successive farà altri cinque gol. Nonostante l’inizio a rilento a fine stagione sarà il capocannoniere della squadra iniziando così la sua era con la maglia viola.

DALLA SERIE B ALLE CHIAVI DELLA CITTA’

A Firenze l’attaccante argentino diventa una leggenda, nel 1993 segue la squadra anche in Serie B, ritornando subito nella massima serie.

Nella stagione successiva segna per 11 giornate consecutive e a fine stagione vince la classifica capocannonieri.

Nel 1995/96 la Fiorentina arriva 3^ in campionato e vince la Coppa Italia. In particolare, realizza un poker in semifinale per poi siglare due gol nella doppia gara di finale. Ad inizio della stagione successiva vince anche una Supercoppa Italiana nella quale, ovviamente, mette a segno una doppietta.

Il 3 ottobre 2016 è stato insignito dal consiglio comunale di Firenze dell’onorificenza delle “Chiavi della città”, rimarcando, nel caso fosse necessario, il legame tra il calciatore e la città gigliata.

In campo europeo saranno principalmente due le serate indimenticabili.

La prima a Barcellona, nella semifinale di andata della Coppa delle Coppe nel 1997. Sotto 1-0 grazie al gol di Nadal, Batistuta risponde con una bomba incredibile dal limite dell’area. Mentre Vitor Baia raccoglie la palla in fondo alla rete, il ‘Re Leone’ con un dito davanti alla bocca è impegnato a zittire tutto il Camp Nou.

La seconda è a Londra, dove la Viola sconfigge per 1-0 l’Arsenal in una partita valevole per i gironi di Champions League. Il gol che decide la partita è ovviamente di Batistuta, forse uno dei più belli della sua carriera.

LACRIME VIOLA, GIOIA GIALLOROSSA

Ed è proprio questa l’ultima stagione in maglia viola. Infatti, nell’estate 2000 passa l’ultimo treno per provare a vincere uno Scudetto. A malincuore decide di salirci e di lasciare Firenze in direzione Roma. I giallorossi puntano tutto sull’argentino, pagando alla Fiorentina la modica cifra di 70 miliardi di lire.

Nella Roma di Capello i suoi compagni di reparto sono Totti e Montella. Insieme segano 46 gol e il Re Leone vince al primo colpo quello Scudetto tanto sognato alla Fiorentina.

Durante Roma-Fiorentina del 26 novembre 2000 Batistuta segna negli ultimi minuti il gol che vale la vittoria per i giallorossi, ma non esulta e non riesce a trattenere lacrime.

L’ultimo trofeo della sua carriera è la Supercoppa italiana del 2001, proprio contro la sua ex squadra.

Negli anni 2002 e 2003 tra Roma e Inter non riesce mai ad incidere come in quelli precedenti e a 34 anni decide di trasferirsi in Qatar, nell’Al-Arabi in cui vince campionato e classifica capocannoniere con 25 gol in 18 partite.

Nella stagione successiva darà l’addio al calcio per colpa delle sue condizioni fisiche che lo porteranno addirittura a chiedere ad un medico di amputargli le gambe.

CON L’ALBICELESTE

Con la nazionale, oltre a quella già citata del 1991, vince anche la Copa America del 1993. In Confederations Cup ottiene un primo posto nel 1992 e un secondo nel 1995 dopo la sconfitta con la Danimarca campione d’Europa in carica.

Tra queste date c’è quel mondiale 1994 in cui Batigol realizza quattro reti in altrettante partite. Il percorso dell’Albiceleste termina però contro la Romania di George Hagi.

Quattro anni più tardi, in terra di Francia, la media di un gol a partita sarà ancora rispettata, ma questa volta le partite saranno 5. Anche qui l’Albiceleste non fa strada e viene fermata ai quarti di finale dall’Olanda.

Nonostante le selezioni argentine di queste due edizioni siano molto competitive, con giocatori di spessore mondiale, rimane il rammarico per non essere mai arrivato in fondo. Un vero peccato perché sarebbe stata la degna incoronazione del ‘Re Leone’ sul tetto del mondo.

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