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KAISERSLAUTERN, DALLE STALLE ALLE STELLE HOLLYWOODIANE

È ormai passata la bellezza di quasi 23 anni da quando nel maggio 1998 il Kaiserslautern riuscì nell’impresa di vincere la Bundesliga nell’anno da neopromossa.

Una storia incredibile che tutti gli appassionati di calcio non possono non conoscere.

Il richiamo alle altre gloriose imprese calcistiche, come quella del Verona nel 1984/85 o del Leicester nel 2015/16, è naturale, ma quella della squadra tedesca è una storia davvero unica nel suo genere.

Se Kaiserslautern si trovasse oltreoceano con ogni probabilità questa storia sarebbe finita nella pellicola di un colossal sportivo, portandosi a casa la consueta vagonata di Oscar.

I personaggi e le sceneggiature che caratterizzano questa fantastica avventura sembrano, infatti, scelti e costruiti su misura per una regia hollywoodiana di ottima fattura.

In attesa che Hollywood si accorga di questa splendida impresa dimenticata da tutti, prendiamoci la libertà di premiare i protagonisti di questa storia al limite della fantascienza.

PREMIO MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA: REHHAGEL COME DI CAPRIO

Immaginate una carriera alla Leonardo Di Caprio nel mondo del calcio: un allenatore amato da tutto l’ambiente circostante, ma che mai è riuscito a conquistare il premio più importante.

Questo è Otto Rehhagel, costantemente sottovalutato e perennemente dipinto come un buon allenatore ma “non adatto a squadre davvero competitive”.

A smentire tutte queste chiacchiere doveva essere la stagione in cui il potente e fortissimo Bayern Monaco puntò su di lui.

L’incubo, però, iniziò proprio in Baviera, dove restò solamente un anno, il Titanic bavarese affondò velocemente e con lui anche il capitano di bordo.

La squadra non iniziò mai a seguirlo, la dirigenza lo incolpò fin da subito e inequivocabile fu il responso finale: esonero.

A dare una possibilità a Rehhagel fu un vecchio amico e compagno di squadra, Jurgen Friedrich.

Quest’ultimo, nel frattempo, era diventato il presidente di una squadra malamente retrocessa nella serie cadetta tedesca, il Kaiserslautern.

Friedrich decise di dare carta bianca al nuovo allenatore:

“Vorremmo una guida sotto il profilo sportivo che brilli per autorità assoluta. Qui puoi tornare a essere Otto”.

Neanche a dirlo, la fiducia e la stima di Friedrich nei suoi confronti furono ripagate a pieno prezzo: nel giro di due anni, infatti, Rehhagel trascinò sotto la sua rigida leadership il Kaiserslautern alla promozione e alla vittoria della Bundesliga.

PREMIO MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA: “QUELLA DI RONALDO ERA FINITA”

Se parliamo di film, è impossibile non citare Ciriaco Sforza, probabilmente più famoso per una celebre frase in ‘Tre Uomini e una Gamba’ di Aldo, Giovanni e Giacomo, che per le sue doti calcistiche.

Se così fosse, non conoscete la sua storia e la sua carriera.

Il centrocampista svizzero diventò il più giovane calciatore ad esordire da professionista nel campionato elvetico facendo vedere fin da subito grandi doti tecniche.

La sua qualità migliore era quella di mettere ordine in mezzo al campo e gestire il ritmo della partita.

A notare il talento del giovanissimo Sforza è il Bayern Monaco che lo rileva proprio dal Kaiserslautern.

In Baviera gioca solo una stagione perché a bussare alla porta è l’Inter di Roy Hodgson.

L’avventura milanese dello svizzero è da dimenticare, esattamente come quella di tutti i nerazzurri.

A dargli un’altra possibilità è proprio Otto Rehhagel, che con una sola chiamata lo convince a tornare a Kaiserslautern.

Questa scelta è la migliore della sua carriera: il regista svizzero diventò il perno della squadra che per la prima volta nella storia riuscì a vincere la Bundesliga nell’anno da neopromossa.

La sua stagione fu incredibile: con la sua leadership sulla mediana trascinò compagni e tifosi partita dopo partita all’insperata vittoria del torneo più importante di Germania.

PREMIO MIGLIOR EFFETTI SPECIALI E MIGLIOR SCENEGGIATURA

A vincere questi due premi non può che essere il sopracitato presidente Jurgen Friedrich.

Quest’ultimo ha l’enorme merito di aver capito i gravi errori commessi nella stagione della retrocessione e di scegliere minuziosamente coloro che meritavano davvero di rimanere.

Dopo la sconfitta con il Leverekusen che sancì la retrocessione, il nucleo storico della squadra si chiuse negli spogliatoi per discutere di quanto avvenuto.

Da quella riunione emerse un solo obiettivo: rimanere al Kaiserslautern e tornare in Bundesliga più forti di prima.

Incredibile fu il sostegno del pubblico: gli abbonamenti dei tifosi in 2.Bundesliga crebbero rispetto all’anno precedente.

Al primo ritiro stagionale si presentarono in 25mila per sostenere la squadra e sperare nel ritorno nella massima serie.

Così fu. Il gruppo storico, guidato da Reinke, Brehme e Kadlec, rimase e in un sol boccone divorò la concorrenza nella serie cadetta tedesca ottenendo la promozione con sei giornate d’anticipo.

Il ritorno in Bundes iniziò con una sfida proibitiva: il Bayern Monaco di Trapattoni.

La tenace difesa del Kaiserslautern resse gli assedi bavaresi e con un contropiede perfetto espugnò l’Olympiastadium con il risultato di 1-0.

Da quel momento la squadra di Rehhagel non si fermò più: alla quarta giornata si trovò da sola in vetta e fino a fine campionato non la lasciò più.

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