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Calciatori

MATTHAUS, UNO DEI PRIMI CENTROCAMPISTI MODERNI

“Il miglior avversario che abbia avuto in tutta la mia carriera, credo che basti questo per definirlo”.

Diego Armando Maradona.

Lothar, un ragazzo tedesco di origini ebraiche, cresce calcisticamente in una delle due squadre della cittadina in cui hanno la sede Adidas e Puma, Herzogenaurach.

Adidas sponsorizza l’ASV Herzogenaurach ma il padre di Matthaüs lavora per la Puma che sponsorizza i rivali dell’FC Herzogenaurach, è piuttosto ovvio dove inizierà il suo percorso calcistico Lothar.

Un centrocampista che potremmo definire moderno, grazie alle sue caratteristiche in grado di partecipare ad entrambe le fasi, corsa e grinta; capace di segnare e far segnare.

Un vero leader che verso la fine della sua importante carriera arretrerà il suo raggio d’azione trasformandosi in libero.

A soli 18 anni Matthaüs entra a far parte del Borussia Mönchengladbach fresco campione della Coppa UEFA della stagione 1978/79 e a fine stagione partirà con la nazionale per l’Italia dove si terrà l’Europeo e, appena 19enne, tornerà con la medaglia d’oro al collo. 

Nella squadra dei puledri (così è soprannominata) ci starà per cinque stagioni, dopo le quali cavalcherà verso Monaco di Baviera, c’è il Bayern nel suo futuro.

LA CONSACRAZIONE AL BAYERN MONACO

Con i bavaresi vince tre campionati in quattro anni, oltre ad una Coppa e una Supercoppa di Germania.

Il dispiacere più grande della sua prima esperienza al Bayern è la finale della Coppa dei Campioni del 1987 a Vienna, contro il Porto.

In questa partita i tedeschi vanno in vantaggio e vengono rimontati dal famosissimo gol di tacco di Madjer, da lì in poi chiamato il “tacco di Allah” e dall’ex Inter Juary. 

Durante questi primi anni con il Bayern, si disputano i mondiali dell’86 in Messico in cui Matthaüs si consacra come uno dei migliori della Germania.

Nella finalissima contro l’Argentina riesce a limitare Maradona con una prestazione superlativa, questo però non basta ed i sudamericani si impongono per 3-2. 

Le ottime stagioni al Bayern fanno innamorare il presidente interista Ernesto Pellegrini, amante dei calciatori tedeschi che lo porta a Milano insieme al suo compagno Andreas Brehme.

Nella stessa sessione vengono acquistati anche gli italiani Berti e Bianchi e l’argentino Ramon Diaz.

L’INTER, ITALIA ’90 E IL PALLONE D’ORO

Alla prima stagione è già scudetto con il punteggio di 58 punti, record per i tornei con 18 partecipanti e i 2 punti a vittoria.

In coppa UEFA invece l’Inter viene eliminata agli ottavi dalla ex squadra di Matthaüs Bayern Monaco, non basta lo 0-2 inflitto in casa dei bavaresi, al ritorno a Milano, i tedeschi passano 3a1.

Nell’estate dell’89 arriva Klinsmann a completare il trio dei tedeshi ma la stagione, Supercoppa italiana a parte, non sarà esaltante. 

Lo sarà invece il mondiale di Italia ’90, con la Germania che elimina sulla propria strada Olanda agli ottavi, Cecoslovacchia, Inghilterra e in finale Brehme regala il gol che basta per battere l’Argentina di Maradona. 

In questo mondiale Matthaüs segna quattro reti, oltre a un rigore nella serie della semifinale contro gli inglesi (per dovere di cronaca gli altri due interisti realizzano 3 reti a testa).

Le prestazioni nel torneo regaleranno al numero 10 tedesco pallone d’oro coronando l’anno più bello della sua carriera. 

All’Inter giocherà per altre 2 stagioni, quella del 1990/91 in cui Lothar realizza 23 reti, una di queste fondamentale per conquistare la coppa UEFA, in finale con la Roma.

In quella 1991/92 Matthäus è vittima di un grave infortunio: rottura dei legamenti del ginocchio e di comune accordo con la società torna al Bayern Monaco.

RITORNO IN BAVIERA E DELUSIONE CHAMPIONS

Nei successivi otto anni in Baviera allunga notevolmente il suo palmares con quattro campionati, due Coppe di Germania, tre Coppe di Lega tedesca e una Coppa UEFA.

Il più grande rimpianto è non aver mai vinto la Champions League nonostante nel 1998/99 ci sia andato vicinissimo, ancora più che nell’87, in quella finale maledetta e famosissima contro il Manchester United.

Il Bayern Monaco va in vantaggio al 5′ con Basler e nonostante i tentativi dello United il risultato non cambia; è il 90′, il tabellone luminoso segnala tre minuti di recupero, sembra fatta ma il Manchester segna due gol in un minuto e 40 secondi, la champions va in Inghilterra e Matthaüs (sostituito all’80’) perde l’ultima occasione di alzare la coppa dalle grandi orecchie.

Nel 2000 Matthaüs vola negli Stati Uniti, la sua esperienza ai New York Metrostars dura però solo 16 giornate e si chiude così la carriera di uno dei migliori centrocampisti della storia del calcio, capace di segnare quasi 200 reti tra club e nazionale.

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