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Rivalità Storiche

REAL MADRID-BARCELONA: MAS QUE UN PARTIDO

“Quelli che hanno vinto la coppa non sono nemmeno spagnoli”.

Dice Chendo, capitano “blanco” negli anni ’90.

“Per me è una sinfonia essere fischiato al Bernabeu. Spero che al Real Madrid le cose vadano sempre nel peggior modo possibile”.

Parola di Gerald Pique

Queste sono solo due delle tantissime frasi al veleno che hanno pronunciato i componenti delle due fazioni. Il protagonista del racconto di oggi è il derby “El Clásico” tra Real Madrid e Barcelona.

El Clásico non è una semplice partita di calcio tra le due squadre più blasonate di Spagna, bensì una rivalità che esce dal rettangolo verde.

Da una parte, i madrileni, “sovranisti” e fedeli alla Corona, rappresentazione della Castiglia e della tradizione spagnola.

Dall’altra, i catalani, “indipendentisti” e massimi esponenti della collettività e della coesione del popolo catalano.

Non esistono mezzi termini: o sei del Real o sei del Barça.

CENNI STORICI

Questo attrito tra le due compagini, in realtà, è molto profondo ed ha inizio addirittura nel XV secolo, dai tempi della guerra dei trent’anni.

Tralasciando la storia che non è il nostro forte, andiamo al 1899 quando l’elvetico Joan Gamper decide di fondare il Futbol Club Barcelona insieme a sostenitori svizzeri, catalani e britannici.

Di risposta, nel 1902 Julian Palacios diventa il primo presidente “blanco”, anche se la fondazione della prima squadra di Madrid avviene per mano di due fratelli catalani: Juan e Carlos.

Nello stesso anno si gioca il primo Clàsico, vinto dal Barça.

La grande rivalità sul terreno di gioco nasce intorno agli anni ’30 quando il Real Madrid è una squadra affermata e vincente.

Con l’inizio della guerra civile spagnola però il Barcelona non si ferma e pur di tenere viva la passione, gioca un centinaio di partite andando anche oltre oceano per sfidare squadre messicane e statunitensi.

Al contrario, i blancos interrompono di netto tutte le attività sportive, ritrovandosi così alla fine del conflitto (1939) senza giocatori, senza soldi e senza stadio.

Le frizioni aumentano quando in questo periodo il Real Madrid chiede di poter partecipare al campionato catalano: Girona, Terrassa, Sabadell e Badalona accettano con la condizione che se avesse vinto il Real non avrebbe avuto l’appellativo di “campione di Catalogna”.

Ovviamente, l’unica contraria è il Barcelona che quindi condanna le merengues ad anni di declino.

LA COPPA DEL GENERALISSIMO DEL ’43

Oltre alle ragioni già citate, l’avvenimento che rende del tutto tesi i rapporti tra le due squadre è il ritorno di Coppa del Generalissimo (oggi Coppa del Rey) nel 1943.

La competizione prevede un’eliminazione diretta in gara doppia (andata e ritorno).

L’andata se l’aggiudica il Barça per 3-0 con conseguenti polemiche da parte della squadra madrilena che lamenta un arbitraggio ingiusto.

Tra l’andata e il ritorno, il regime smuove le acque aizzando la stampa contro i blaugrana accusandoli di comportamenti ostili e aggressioni nei confronti dei blancos.

Questo fa sì che ai sostenitori catalani viene vietata la trasferta nella capitale.

Ma non è tutto. Il 13 giugno si gioca la gara di ritorno in un clima infuocato.

Poco prima dell’inizio del match, uno degli uomini di Francisco Franco entra nello spogliatoio del Barça e con una velata intimidazione fa capire ai giocatori e allo staff che una loro eventuale vittoria avrebbe avuto delle ripercussioni.

I giocatori, temendo per la loro incolumità e per quella dei loro cari, pagano pegno.

La partita inizia con i tifosi madrileni che, per cara concessione del regine, armati di fischietti usati ad ogni tocco di palla degli avversari, rendono impossibile la vita dei giocatori catalani.

All’intervallo il risultato è uno schiacciante 8-0 per il Real. Il Barcelona non vuole giocare il secondo tempo.

Solo la “visita” dell’esercito negli spogliatoi convince i blaugrana a proseguire l’incontro. La minaccia è la prigione.

La partita finisce 11-1, miglior vittoria (o peggior sconfitta) della storia degli incontri tra i due club.

Da questa enorme umiliazione, soprattutto in seguito a quanto successo in termini di extracampo, nasce il derby “El Clasico”.

Ovviamente quella partita porta a delle conseguenze. Il portiere del Barcelona, Mirò, ne rimane traumatizzato e decide di chiudere col calcio giocato ritirandosi immediatamente.

Un’altra conseguenza è l’“invito” da parte di Franco al cambio di dirigenza delle due società in seguito ai disordini che sono conseguiti dopo quel match: i nuovi presidenti saranno due fedeli del dittatore spagnolo, vale a dire Vendrell al Barça e Bernabeu al Real Madrid.

Quest’ultimo sarà poi un grande visionario anticipando di una decina d’anni l’evoluzione del calcio e intuendo sin da subito che un grande stadio avrebbe contribuito a formare una grande squadra.

I “galacticos” arriveranno anni più tardi, ma le basi del successo furono gettate proprio da Bernabeu.

IL “CASO” DI STEFANO

Andiamo avanti fino all’inizio degli anni ‘50, quando le due società si “scornano” di nuovo, questa volta è un trasferimento di un giocatore a portare delle controversie. 

Nel 1952, Real Madrid e Barcelona sono interessate all’acquisto di Alfredo Di Stefano che però è già al centro di una bufera.

Nel 1948 gioca per il River Plate, ma a causa di uno sciopero dei calciatori (che vogliono essere riconosciuti come professionisti), la federcalcio argentina decide di sospendere il campionato.

Nel 1949 cessa questa protesta e molti giocatori lasciano l’Argentina per andare in altri paesi, compreso Di Stefano che trova l’accordo con i Millonarios (Colombia).

Questo trasferimento però non è del tutto regolare perché la Saeta Rubia raggiunge la Colombia di nascosto e i Millonarios non sono affiliati alla FIFA, il che permette alla società di non pagare le tasse dei trasferimenti.

Nel 1952, Real Madrid e Barcelona decidono di acquistare Di Stefano: il Barça si accorda con il River Plate (ultima squadra tesserata con la FIFA per cui ha giocato l’attaccante) e il Real Madrid trova l’accordo con i Millonarios (squadra attuale dell’asso argentino).

Bene, adesso chi ha ragione?

Per la FIFA hanno ragione i catalani quindi Di Stefano può andare a Barcellona. La federcalcio spagnola, il cui presidente è Armando Munoz Calero, uno degli uomini di Franco, blocca l’affare. Siamo punto e a capo.

La soluzione? Calero cerca di accontentare tutti e due: Di Stefano giocherà con i blancos nelle stagioni 1953-1954 e nel 1955-1956 e con i blaugrana nei campionati 1954-1955 e 1956-1957.

Inizialmente tutti i club in questione sono favorevoli, salvo poi un ripensamento da parte dei catalani che lasciano la strada spianata agli acerrimi rivali del Real.

Con i madrileni, Di Stefano vincerà tutto e con giocatori del calibro di Kopa, Puskas e Gento nasce l’appellativo di Galacticos.

Il Barça in questi anni cerca di contrastare le merengues con Luis Suarez (futuro interista) e gli ungheresi Czibor e Kubala (che è passato dal nostro calcio nel 1949 con la maglia della Pro Patria, ma per questioni burocratiche non debuttò mai).

L’ERA CRUIJFF…

All’inizio degli anni ’70 è il Barcelona ad operare una rivoluzione: cavalcando l’innovazione del tempo, nel 1971 i catalani ingaggiano Rinus Michels, padre del “calcio totale” che ha fatto le fortune dell’Ajax prima e della nazionale olandese poi, e questo passaggio è solo un invito al trasferimento di Johan Cruijff che si realizza nel 1973.

Pensate che anche in questo caso sia andato tutto liscio? Vi sbagliate.

La stagione 1973-1974 inizia con la riapertura da parte della federcalcio spagnola ai giocatori stranieri.

Questa è un’occasione ghiotta per aggiungere figurine all’album del Real Madrid, infatti le merengues, lavorando sottotraccia, trovano subito l’accordo con l’Ajax per l’asso olandese.

Cruijff però non accetta questo trasferimento da buon uomo di parola (parola che aveva dato al presidente del Barcelona Agusti Montal 3 anni prima).

Per ottenere il passaggio al Barça, il campione Oranje minaccia di ritirarsi dal calcio giocato se non si fosse concretizzato il passaggio al club catalano.

Trovatosi con le spalle al muro, l’Ajax è costretto a trattare con il Barcelona e il 13 agosto 1973 Cruijff è un giocatore azulgrana.

Negli anni successivi passeranno una carrellata di campioni da ambo le parti e tanti trofei si aggiudicano i due club in un clima di contenuta rivalità. Fino al 2000.

…E QUELLA DEI GALACTICOS

Nel luglio del 2000 il clima di fa infuocato in Spagna dopo che il Real Madrid paga la clausola di 62 milioni di euro presente nel contratto di Luis Figo, stella del Barcelona.

I catalani prendono questo trasferimento come un tradimento nei loro confronti e questo riporta alla luce quella acerrima rivalità che si era un po’ alleviata negli anni precedenti.

L’acquisto di Figo da parte di Florentino Perez da inizio ad un nuovo ciclo di Galacticos che porta ad aggiungere a una rosa già forte un campione ogni anno.

Come detto Figo nel 2000, Zidane nel 2001, Ronaldo nel 2002, Beckham nel 2003, Owen nel 2004, Robinho e Sergio Ramos nel 2005, in una squadra con già presenti Hierro, Raul, Roberto Carlos, Guti e Casillas.

Il Barça dal canto suo trova la svolta dalla stagione 2003-2004 con l’acquisto di Ronaldinho, l’affermazione ad altissimi livelli di Puyol, Xavi e Iniesta e la presenza di giocatori di qualità come Overmars e Cocu.

La crescita di Eto’o e Messi hanno contribuito a fare grande il Barcelona.

IL CLASICO OGGI

La rivalità tra i due club è ancora forte ai giorni nostri, con Pique e Sergio Ramos rappresentanti delle rispettive fazioni.

I rapporti tra i due non sono mai stati dei migliori, nonostante le numerose partite che hanno giocato insieme e i più importanti trofei raccolti con la nazionale. 

Ogni volta che va in scena “El Clasico” non scendono in campo solo 22 giocatori, ma mezza (se non tutta) la nazione che si schiera: il Real Madrid in rappresentanza del potere e del prestigio, il Barcelona per l’orgoglio e il senso di appartenenza.

Vincere un “Clásico” non vuol dire solo guadagnare 3 punti in classifica, bensì rivendicare una supremazia territoriale e politica oltre che sportiva.

Per questo che ogni incontro tra Barcelona e Real Madrid è “Mas Que Un Partido”.

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