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Calciatori

REDONDO, IL MEDIANO CON LO SMOKING

Manchester, 29 aprile 2000.

Il minuto è il 53 di un quarto di finale di Champions League, il Real Madrid è in vantaggio 2-0 sul Manchester United, dopo lo 0-0 dell’andata.

Quello che sta per succedere avrà ripercussioni nell’estate madrilena.

Quello che sta per succedere è una delle giocate più clamorose della storia della Champions League.

L’autore della giocata è un ragazzo argentino di 31 anni, il suo nome è Fernando Carlos Redondo Neri.

Redondo è un centrocampista argentino, bel mancino, elegante, dotato di una tecnica raffinata, buon dribbling, elegante… l’ho già detto? Fa niente, lo ribadisco.

Un argentino elegante quindi, proprio come un ballerino di Tango, un ballo tra i più sensuali ed eleganti del mondo; un paragone che ci sta tutto con il nostro protagonista, capace di giocate decise e di classe.

Un calciatore che gioca a calcio come se stesse ballando sulle note del famoso ballo del suo paese.

Un centrocampista capace di attrarre su di sé il pressing avversario e di liberarsi con finte di corpo e dribbling, mostrando sempre la sua classe, insomma.. con eleganza.

ESORDIO PRECOCE E VOLO IN EUROPA

Esordisce nell’Argentinos Juniors all’età di 15 anni ma nonostante questo inizierà a giocare con continuità solo dalla stagione 1987/88, quando di anni ne ha 18.

Nella stagione 1988/89 è ormai una pedina fondamentale della squadra e arrivano le prime convocazioni in nazionale.

Come ad esempio nel 1990, in cui l’allora CT dell’albiceleste Carlos Bilardo, lo convoca per i mondiali in Italia ma lui rifiuta per proseguire gli studi universitari in Economia e commercio.

L’estate del 1990 è anche quella del passaggio in Europa, in una modesta squadra delle Canarie, il Tenerife.

In questa esperienza Fernando mostra tutta la sua maturità calcistica e inizia a masticare un po’ di calcio che conta.

Nella stagione 1993/94 esordisce in Coppa UEFA e batte 2-1 la Juventus negli ottavi, vittoria che non basta considerando la sconfitta per 3-0 dell’andata.

Il 1994 è l’anno del mondiale e questa volta Redondo ci va e sarà anche l’unica partecipazione (e nemmeno entusiasmante).

Sì, perché nel 1998 il CT Passarella gli impone di tagliarsi i capelli per andare al mondiale.

Risultato: Redondo non accetta e resta a casa, nell’Argentina al suo posto gioca Almeyda, che per quanto bravo, non è Redondo e vengono eliminati ai quarti.

Quattro anni prima la strada dell’albiceleste si era fermata addirittura agli ottavi, complice anche la situazione causata dalla squalifica di Maradona.

La delusione del mondiale americano è, in parte, passata in secondo piano grazie alla chiamata che porta alla svolta della sua carriera.

LA CONSACRAZIONE

Il Real Madrid decide di affidare la panchina a Jorge Valdano, allenatore del Tenerife, che con una cifra irrisoria, porta il talentuoso centrocampista con sé.

A Madrid, Redondo disputa sei stagioni e oltre 220 partite, ne diventa titolare, leader e capitano, vince due campionati, due Champions League e una Coppa Intercontinentale.

Torniamo a quel 29 aprile 2000 e a quel momento di quella partita.

Il centrocampista argentino porta palla sul lato sinistro del campo, il norvegese Berg si avvicina provando a rallentarlo, povero… non sa quello che sta per subire.

Redondo sembra rallentare e col corpo girato verso la linea laterale esegue un colpo di tacco, tunnel a Berg e vola verso il fondo del campo.

Questo gesto verrà chiamato il “taconazo”, ma non è finita qui, perché Redondo alza la testa, passaggio semplice al centro e Raul insacca il 3-0.

Il Real Madrid non solo passa il turno, ma arriva in finale e vince con un netto 3-0 contro il Valencia di Cuper.

Redondo alza con orgoglio, da capitano, la Champions League del 2000 che darà inizio all’era dei galacticos.

L’ARRIVO DI PEREZ

Nell’estate del 2000, però, Fiorentino Perez vince le elezioni e diventa il presidente del Real Madrid, quello che succede è inimmaginabile.

Perez in campagna elettorale aveva promesso dei fuoriclasse, uno su tutti il blaugrana Luis Figo.

Inizia quindi la rivoluzione in casa merengues, e il miglior calciatore della
Champions League 2000 viene messo sul mercato.

I tifosi blancos insorgono contro il neopresidente: “Redondo es Madrid”; ma Perez l’ha pensata bene.

Sul talentuoso centrocampista argentino c’è il Milan del condor Galliani e del suo fidato scudiero Braida, che hanno fiutato l’affare.

Perez forza Redondo a firmare il contratto prima di lui, in modo da poter dare in mano alla stampa il contratto firmato da Redondo e non dal Real Madrid.

Perché? Semplice, far passare il messaggio che sia Redondo a volersene andare.

IL RIMPIANTO ROSSONERO

Il 27 luglio 2000 Redondo, allora 31enne, diventa un calciatore del Milan per 35 miliardi di Lire e 8 miliardi a stagione.

Viene presentato il 2 agosto, tutti i tifosi sono in delirio per un calciatore assolutamente strepitoso.

Purtroppo però arriviamo a quel fatidico 21 agosto, il giorno in cui Redondo si rompe il crociato anteriore.

L’argentino durante un allenamento mette male il piede su una buca e cade a terra, si capisce subito che qualcosa non va.

In seguito dichiarerà che era distrutto dai carichi di allenamento pesanti, diversi da quelli a cui era abituato a Madrid e questi potrebbero aver inciso sul suo infortunio.

Iniziano due anni e mezzo di sofferenza, operazioni (anche rischiose) e tanto dolore fisico e morale.

Redondo stupisce ancora tutto il mondo e chiede di non essere pagato finché non tornerà a giocare, un gesto unico, mai visto prima.

Finché non tornerà a giocare, cioè fino al 2 dicembre 2002 in occasione di Milan-Ancona di Coppa Italia.

Incredibile invece l’esordio in Serie A qualche giorno più tardi, il Milan sta vincendo 1-0 contro la Roma e Ancelotti lo fa entrare in campo regalandogli la standing ovation di tutto lo stadio.

IL RITORNO A MADRID

Il 12 marzo 2003 tornerà a Madrid per la quinta giornata della seconda fase a gironi della Champions League, il Milan è già qualificato ai quarti ed Ancelotti gli regala l’emozione di partire titolare.

Nella stagione 2002/03 Redondo scenderà in campo in totale 19 volte, 8 in campionato, 5 in Champions League e 6 partite sulle 7 totali di Coppa Italia.

In quella stagione i rossoneri vincono appunto Champions League e Coppa Italia e questi trofei andranno ad arricchire un palmares già ricco.

Proprio in Coppa Italia l’argentino giocherà la finale contro la Roma (pochi giorni dopo la conquista della Champions League) da titolare, con una prestazione importante, da vero campione.

Redondo è un calciatore ritrovato, purtroppo però ormai 34enne ma nonostante questo la classe non si discute.

Nella stagione successiva è un calciatore che rientra nelle turnazioni dei rossoneri e vince lo scudetto.

Il giorno del suo addio al calcio probabilmente non lo ricorda nessuno, è il 16 maggio 2004.

Se la data vi dice qualcosa è perché coincide con la partita di addio di un altro grandissimo, la partita è Milan-Brescia.

Ebbene sì, la giornata dell’addio al calcio di Roberto Baggio coincide con quella di Redondo.

Se nessuno lo ricorda è anche perché il campione argentino ha lasciato, rispettosamente, la scena al Divin Codino e lui ha deciso di salutare tutti in silenzio… con eleganza.

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