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Allenatori

UN BOEMO IN ITALIA

Zdenek Zeman, piaccia o non piaccia, è un allenatore resosi protagonista nel nostro calcio negli anni 90.

I suoi metodi di allenamento, il suo spettacolare 4-3-3 e le sue dichiarazioni mai banali ne hanno fatto un vero e proprio personaggio. 

L’immagine di Zdenek è quella di uomo di poche parole, anche in panchina; sempre con la sigaretta tra le dita, d’impatto può sembrare scontroso ma chi lo ha avuto dice il contrario. 

DALLA SICILIA ALLA CONQUISTA DELL’ITALIA

La vita del giovane Zeman è segnata dai fatti della Primavera di Praga e dall’invasione della Cecoslovacchia da parte delle forze del Patto di Varsavia nel 1968.

Questi avvenimenti porteranno il nostro protagonista a trasferirsi definitivamente in Italia, dallo zio Cestmir ex calciatore e in quegli anni allenatore in Sicilia. 

Proprio in Sicilia il boemo, questo è il soprannome che lo accompagnerà per tutta la carriera, inizia la sua carriera.

Non solo si laurea all’ISEF con la tesi sulla medicina dello sport ma inizia la carriera da allenatore tra varie squadre dilettantistiche siciliane e nelle giovanili del Palermo. 

Già… la medicina nello sport, un argomento che segnerà la vita di Zeman. 

LA LOTTA AL DOPING

È l’estate del 1998 e l’allora tecnico della Roma lancia accuse pesanti contro il mondo del calcio e alcune società nello specifico, colpevoli di utilizzare sostanze dopanti e di trasformare il calcio come il Tour de France. 

Le accuse di Zeman si concentrano principalmente sulla Juventus e il suo medico Agricola e sulle “esplosioni” muscolari di Vialli e Del Piero.

A seguito di queste sue esternazioni viene aperta un’inchiesta e il sistema antidoping italiano verrà rivoluzionato; ma tutto questo è un altro discorso. 

Come abbiamo detto Zeman è un laureato ISEF che quindi conosce bene il corpo umano e come lavorarci, anche se non sono certo che i suoi giocatori siano della stessa idea. 

I METODI DI ALLENAMENTO

La preparazione atletica del boemo è massacrante e unita ad una dieta ferrea: 10 km di corsa, ripetute in salita, corsa con sacchi da 20 kg e soprattutto i famigerati gradoni, quelli di almeno 50 cm dei campi dilettantistici, per migliorare l’esplosività. 

Leggenda narra che a bordo campo ci fossero dei secchi vuoti per chi aveva la necessità di vomitare, a conferma della durezza di questi allenamenti. 

La domanda che può sorgere è “perché tutta questa fatica rispetto alle altre squadre”?

La risposta la troviamo nel sistema di gioco adottato dall’allenatore boemo, sempre lo stesso 4-3-3. 

Qui potremmo aprire un dibattito sull’ostinazione di un allenatore nel giocare sempre nello stesso modo, nell’adattare i giocatori al modulo e non viceversa e non riuscire a cambiare in corsa. 

IL FAMOSO 4-3-3

Poco interessa a Zeman, il suo 4-3-3 che riempie il campo e crea spontaneamente una serie di molteplici triangoli tra i calciatori è stato rivoluzionario e spettacolare ma anche doloroso e disastroso. 

Il modulo del boemo è dispendioso perché in fase offensiva coinvolge 8 giocatori che con sovrapposizioni, scambi veloci, movimenti volti a liberare gli spazi per i compagni, inserimenti e tagli in profondità sono costretti ad un notevole sforzo fisico. 

Anche la fase difensiva è parecchio faticosa, il pressing offensivo o ultraoffensivo è un punto cruciale nella sua idea di calcio. 

LE ESPERIENZE POSITIVE…

La storia di Zeman dice che questo modulo ha funzionato in primis a Foggia, in cui conquista una promozione in serie A e sfiora la qualificazione in UEFA.

Grazie a questi risultati in Puglia nasce “Zemanlandia”, termine utilizzato per il suo gioco divertente e molto interessante (oltre che chiaramente offensivo).

Anche nelle prime due stagioni alla Lazio i risultati gli sorridono, con un secondo e terzo posto.

La stagione 2004/05 è la volta del Lecce, undicesimo posto, peggior difesa e secondo miglior attacco (a solo un gol di distanza dalla Juventus)

L’ultimo capolavoro del boemo è l’annata del 2011/12 a Pescara, dove conquista una promozione dalla Serie B alla Serie A con 90 gol segnati, 55 subiti e due vittorie per 6-0. 

…E QUELLE NEGATIVE

Però il suo calcio divertente e offensivo non sempre ha raccolto i risultati sperati, come detto in precedenza l’attaccamento al suo modulo sarà disastroso in alcune occasioni, portandolo a fallire svariate volte.

Tra le peggiori ricordiamo la seconda esperienza alla Roma nella stagione 2012/13, con una rosa di tutto rispetto viene esonerato alla 23esima giornata mentre si trova in nona posizione.

A Napoli nel 2000/01, viene sollevato dall’incarico dopo sole sei giornate dal presidente Corbelli, pur da neopromossa 2 punti sono davvero pochi

A Cagliari in cui viene esonerato, richiamato e successivamente dimessosi, con un magro bottino di 13 punti in 21 partite; e ancora con Avellino, Salernitana, Fenerbahce ed il ritorno a Pescara. 

Tanti sono anche i calciatori lanciati da Zeman, che grazie al suo gioco a volte spettacolare e divertente è riuscito a mettere i suoi ragazzi nelle condizioni di esprimersi al meglio.

Tra questi ricordiamo Signori, Nesta, Di Biagio, Totti, Insigne, Verratti, Immobile, Florenzi, Vucinic, Hamsik… e potremmo davvero andare avanti ancora con molti altri nomi. 

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