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IL VALENCIA DI CUPER, UNA DOPPIA DELUSIONE

Nel biennio a cavallo del 2000 c’è un’insolita squadra spagnola che, guidata da un uomo tutto d’un pezzo, si fa largo tra le grandi d’Europa.

Questo pilota, per la cronaca, è Hectòr Cuper soprannominato “El hombre vertical”  che appunto significa “L’uomo tutto d’un pezzo”, reduce da una finale persa in Coppa delle Coppe con il Maiorca,  contro la Lazio. 

Il Valencia arriva da due annate con un altro maestro di calcio, Claudio Ranieri, in cui colleziona un nono posto nella stagione 1997/98 e in quella successiva, oltre alla vittoria della Copa del Rey, un quarto posto che significa qualificazione ai preliminari di Champions.

UN INIZIO CHE FA BEN SPERARE

Pronti… via, c’è la Supercoppa di Spagna da giocare contro il Barcelona, 1-0 all’andata firmato da Claudio Lopez, il ritorno è un 3-3 che regala al Valencia il trofeo grazie alle reti di Albelda, Sanchez e Farinos.

L’urna di Nyon decreta che la qualificazione passa dal doppio incontro contro l’Hapoel Haifa, 2-0 all’andata e al ritorno, ora è davvero Champions.

Il percorso dei valenciani è liscio, solo un piccolo brivido nella seconda fase a gironi in cui, all’ultima giornata, è ancora in lotta con la Fiorentina, ma il pareggio dei viola col Bordeaux e quello degli spagnoli con lo United, consentono il passaggio del turno.

Ai quarti silura la Lazio all’andata al Mestalla, con un 5-2 grazie ad una tripletta di Gerard.

In semifinale è ancora l’andata in casa l’ago della bilancia, questa volta è 4-1 contro il Barcelona e il protagonista è Angulo con una doppietta, in entrambi i casi la sconfitta di misura al ritorno non preoccupa, è finale.

LA PRIMA FINALE

A Parigi va in scena la prima finale della storia dei bianco-neri-arancio e l’undici titolare è di tutto rispetto: Canizares; Angloma, Dukic, Pellegrino, Gerardo; Mendieta, Farinos, Kily Gonzales; Gerard; Angulo, Claudio Lopez (in rosa, tra gli altri, ci sono anche Carboni, Albelda e Ilie).

L‘avversario è il Real Madrid e il risultato non lascia scampo ai ragazzi di Cuper: un secco 3-0.

CAMBIANO ALCUNI INTERPETI, NON I RISULTATI

Finita questa stagione vengono ceduti Claudio Lopez alla Lazio e Farinos all’Inter ma nessuno vuole smantellare la squadra, anzi, raggiungono Valencia, tra gli altri, Ayala, Aimar, Baraja, Carew e Vicente.

Riparte così la rincorsa al sogno sfumato l’anno prima e riparte ancora dal preliminare, quest’anno l’avversario è il modesto Tirol Innsbruck e i valenciani nonostante lo 0-0 dell’andata passano senza problemi con il 4-1 del ritorno. 

Alla prima fase a gironi sono quattro vittorie alle prime quattro e passaggio del turno in cassaforte.

Anche il secondo non crea molti grattacapi e per il secondo anno di fila i valenciani sono tra le 8 migliori d’Europa.

In questa stagione le avversarie ai quarti e semifinale sono rispettivamente Arsenal, superato grazie alla legge dei gol in trasferta (2-1 a Londra; 1-0 a Valencia), e uno storico Leeds United (0-0 a Leeds; 3-0 a Valencia con Juan Sanchez autore di una doppietta e un assist).

ED ECCO LA SECONDA FINALE

Arriviamo così alla seconda finale di fila, nel 2001, prevista alla scala del calcio: lo stadio San Siro di Milano e l’avversario è il Bayern Monaco di Hitzfeld. 

Rispetto alla formazione dell’anno precedente ci sono Ayala e Carboni al posto di Djukic e Gerardo; Baraja e Aimar al posto di Farinos e Gerard; Carew e Sanchez al posto di Lopez e Angulo.

Al 3′ il Valencia è in vantaggio grazie al rigore del capitano e leader Gaizka Mendieta. 

Passano solo una manciata di minuti e l’arbitro Jol assegna un altro rigore, questa volta per i tedeschi e Canizares para il tiro di Mehmet Scholl.

All’intervallo il Valencia è in vantaggio mancano 45 minuti alla realizzazione di una grande impresa. 

Inizia il secondo tempo e dopo pochi minuti l’arbitro Jol fischia un altro rigore, ancora per il Bayern Monaco ma questa volta sul dischetto si presenta il capitano Effenberg e realizza.

Dopo l’1-1 la partita prosegue senza grandi emozioni, arrivando così ai supplementari in cui le cose non cambiano e quindi tutto si decide alla lotteria dei rigori.

RIGORI AMARI

Nei primi cinque per il Bayern sbagliano Paulo Sergio e Andersson, per il Valencia Zahovic e Carboni; a segno invece Salihamidzic, Zickler ed Effenberg per i bavaresi; Mendieta, Carew e Baraja per gli spagnoli.

Si va ad oltranza.

Lizarazu per i tedeschi segna, risponde Kily Gonzalez.

Settimo rigore, per il Bayern realizza Linke, per il Valencia si presenta Pellegrini, calcia e Oliver Kahn para il terzo rigore della serie, diventando il protagonista della finale. 

Champions al Bayern e il Valencia, per il secondo anno di fila, deve guardare con gli occhi colmi di lacrime, per Cuper è il terzo.

FINISCE L’ERA CUPER-VALENCIA-MENDIETA

Finita questa stagione il tecnico Cuper lascerà la Spagna, lo attende l’Inter, al Valencia arriva Rafa Benitez che comunque non farà rimpiangere più di tanto l’allenatore argentino.

Oltre al tecnico anche capitan Mendieta vola in Italia, la Lazio infatti vuole ricongiungerlo a Claudio Lopez e se lo aggiudica con la cifra di 90 miliardi di Lire, purtroppo però nella capitale non si vedrà mai quel centrocampista in grado di segnare (tanto) e far segnare, di correre per 90′ e di fare passaggi facili e precisi, caratteristiche indicate da Mendieta parlando di sè stesso. 

Insomma non è stato un Valencia colmo di fuoriclasse, ma una squadra con buoni calciatori messi in un contesto che funzionava, una solida fase difensiva mista ad una buona capacità realizzativa fatta anche da un gioco rapido. 

Oltre al già citato Mendieta, meritano una menzione Baraja, un mediano abile in fase difensiva ma soprattutto buone doti offensive e che militerà per altri 9 anni con i bianco-neri-arancio, Aimar giocatore molto interessante, estroso e abile nel mandare in rete i compagni e Kily Gonzalez che vedremo anche Italia, all’Inter… di Cuper.

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