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LOBANOVSKY: L’ALLENATORE COL COMPUTER

Ci sono parecchi esempi di grandi allenatori che però non hanno avuto lo stesso successo da calciatori, questo è il caso del personaggio di oggi: Valerj Lobanovsky.

Parliamo di un ex ala sinistra della dinamo Kiev che a causa di un litigio con l’allora allenatore Maslov lascia a malincuore la squadra in cui è cresciuto e che 5 stagioni più tardi, all’età di 29 anni, chiude col calcio giocato e si appresta a diventare un allenatore che scriverà pagine importanti del calcio sovietico sia in termini di risultati che di innovazioni.

INNOVAZIONE

Innovazione è il termine chiave di questo personaggio che durante la sua breve carriera da calciatore studia e si laurea come ingegnere meccanico.

Inoltre arruolatosi nell’Armata Rossa diventa Colonnello, titolo che lo accompagnerà per tutta la sua carriera, come a testimoniare l’autorità che i suoi giocatori gli hanno sempre riconosciuto.

Inizia la sua avventura a bordo campo a fine degli anni ’60 in un periodo in cui U.R.S.S. e Stati Uniti si danno battaglia per la conquista dello spazio e lui, da visionario quale era e ottimo matematico, vuole contribuire a questa corsa sovietica verso la leadership nel mondo della tecnologia e della scienza introducendo queste discipline nel mondo del calcio.

TECNOLOGIA

La prima squadra con cui veste la carica di allenatore è la Dnipro, in cui Lobanovski iniziò a sperimentare la sua idea di scienza applicata al calcio, è il primo ad utilizzare un computer in questo campo, con l’aiuto dello scienziato Zelentsov crea un programma per analizzare le partite e i movimenti dei calciatori (una sorta degli attuali match analysis) e una tabella utile alla valutazione della forma fisica e conseguente individuazione di allenamenti specifici per i suoi calciatori.

Tutti queste novità portano la sua Dnipro dalla seconda alla prima divisione nel 1972. 

La carriera del colonnello svolta nel 1973 quando viene chiamato per guidare la “sua” Dinamo Kiev.

Nei primi nove anni conquisterà 5 campionati, 3 coppe dell’U.R.S.S. e una storica Coppa delle Coppe nel 1975 che inizia a far conoscere a tutta Europa il nuovo mentore del calcio sovietico (a cui si aggiunge la Supercoppa Europea battendo il Bayern Monaco nel doppio incontro per 1-0 e 2-0, i gol tutti di colui che qualche mese dopo vincerà il pallone d’oro: Oleh Blochin).

ARRIVA LA NAZIONALE

Durante questa prima esperienza con la Dinamo diventa anche CT della nazionale sovietica, ricoprendo il doppio ruolo di allenatore di club e nazionali, per gli Europei e le Olimpiadi del 1976 in cui Lobanovsky ovviamente si presenta con il blocco della Dinamo Kiev ma a seguito di risultati deludenti (eliminato ai quarti dell’Europeo e medaglia di bronzo alle Olimpiadi) verrà sollevato dal ruolo di CT.

Ruolo che ricopre ancora nella corsa alle qualificazioni dell’Europeo del 1984, questa volta a tempo pieno, non riuscendo però a qualificarsi viene nuovamente esonerato e torna alla Dinamo Kiev dopo solo una stagione iniziando così un secondo ciclo di sei anni.

Anche in questa avventura il lavoro di Lobanovsky da ottimi risultati, tre campionati vinti, tre coppe dell’U.R.S.S. e un’altra fantastica Coppa delle Coppe.

E’ il 2 maggio del 1986 e la squadra di Kiev ha di fronte l’Atletico Madrid di Luis Aragones, al quinto minuto è già in vantaggio grazie ad un gol di Zavarov, nei minuti finali dilagano con le reti di Blochin (sì, lo stesso della coppa del 1975) e Jevtusenko per il 3-0 definitivo.

MONDIALE MESSICO ’86

Questa stagione, ancora una volta, vede il nostro protagonista impegnarsi con la nazionale sovietica, infatti fresco vincitore col club e a pochi giorni dall’inizio del mondiale messicano viene chiamato nuovamente alla guida dell’Unione Sovietica.

Inutile dire che il blocco predominante è quello della Dinamo Kiev, con 12 calciatori convocati e otto di questi saranno titolari nella storica vittoria per 6-0 contro l’Ungheria che solo qualche settimana prima aveva battuto 3-0 il Brasile in amichevole; divenendo così un outsider importante per il proseguo del torneo tanto da passare il girone davanti alla Francia di Platini.

Torneo che però finisce agli ottavi a causa di una sconfitta per 4-3 ai supplementari contro il Belgio (tripletta di Bjelanov, altro calciatore della Dinamo Kiev di Lobanovsky che vincerà il pallone d’oro, e siamo a 2…).

I principali motivi della sconfitta sono da trovarsi nel gol irregolare belga del 2-2 che porta al pareggio nei 90′ e ad un calo fisico: la squadra di Lobanovsky è spettacolare, gioca divinamente e i calciatori corrono davvero tanto… troppo.

Il colonnello è uno che fa del ritmo un vero dogma, durante la partita le sue squadre vanno a mille ma anche durante l’allenamento non scherza, anzi… durante gli allenamenti, anche tre al giorno e questo peserà sulla condizione dei sovietici.

Sulla panchina della nazionale ci rimane anche per l’europeo del 1988 e il mondiale italiano del 1990 e se la competizione globale sarà deludente non possiamo dire lo stesso per quella continentale.

L’Unione Sovietica arriva fino alla finale contro l’Olanda del trio del Milan Rijkaard, Gullit e Van Basten e saranno proprio i due attaccanti a condannare la compagine del colonnello con un secco 2-0 che lascia un grande rammarico.

RITORNO A CASA

Dopo anni divisi tra Emirati Arabi e Kuwait, Lobanovsky torna per l’ultima volta a Kiev dal 1996 al 2002 (e anche in questa occasione ricoprirà il ruolo di CT, questa volta dell’Ucraina senza centrare la qualificazione al mondiale del 2002).

L’U.R.S.S. non esiste più, ora esiste l’Ucraina e chiaramente la Dinamo Kiev non ha molti rivali, Lobanovsky mette in bacheca cinque scudetti consecutivi e tre coppe d’Ucraina consecutive.

Il vero capolavoro però è la cavalcata nella Champions League del 1998/99 che si conclude in semifinale, dove la squadra guidata dal tandem Shevchenko-Rebrov deve arrendersi al Bayern Monaco dopo aver eliminato il Real Madrid ai quarti di finale.

SHEVCHENKO

Già, Shevchenko, quel calciatore che grazie al colonnello diventerà col passare degli anni uno dei calciatori più interessanti d’Europa e che dopo la conquista della Champions League del 2003 con il Milan andrà con la coppa, in visita alla tomba del suo maestro che nel frattempo, nel 2002, è morto dopo un malore subìto in panchina durante una partita.

Shevchenko ci tornerà circa un anno e mezzo dopo, questa volta con il pallone d’oro, il terzo calciatore “creato” dal Colonnello a vincere il premio.

Questo soprannome rispecchia i suoi metodi di allenamento duri ma che hanno forgiato campioni, un uomo che ha cambiato il calcio sovietico e quello europeo introducendo la scienza e la tecnologia.

Già perché se al giorno d’oggi pare scontato, non dimentichiamo che Lobanovsky, dotato di una mente non indifferente, l’ha fatto dagli anni ’70. 

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